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Riflessioni sui versi del Dhammapada
Ogni quindici giorni circa inviamo via posta elettronica una “Riflessione sul Dhamma”, con parole del Buddha dal libro di versi il Dhammapada e commenti di Ajahn Munindo. Chi vorrebbe essere inserito nella lista per ricevere questi, e anche notizie del monastero, è invitato di scriverci a: sangha@santacittarama.org. L'intero testo del Dhammapada, una versione per la contemplazione da Ajahn Munindo, può essere scaricato come PDF qui: "Il Dhammapada" (c) Associazione Santacittarama, 2009. Ringraziamenti a Chandra per le traduzioni. ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° °
Riflessioni per il giorno della luna piena, lunedì 2 novembre 09
Come l’acqua scivola da una foglia di loto i piaceri dei sensi non aderiscono a un grande essere. Dhammapada strofa 401
Un grande essere è grande perché è libero o libera da impedimenti nel modo in cui si relaziona alla vita. Noi non siamo veramente grandi perché restiamo intrappolati nelle emozioni e facciamo della vita un problema. Creiamo ostacoli con il nostro modo di rapportarci agli otto dhamma mondani: lode e biasimo, guadagno e perdita, piacere e sofferenza, popolarità e scarsa importanza. A causa dell’illusione, ci relazioniamo a questi venti mondani in modo incurante, indulgendo in quello che ci piace e resistendo a quello che non ci piace. La saggezza, al contrario, vede semplicemente la realtà del mondo sensoriale. Conosce lo spazio entro cui tutte le esperienze sorgono e cessano. Tale conoscenza fa sì che un grande essere non ha nemmeno bisogno di tentare di lasciar andare: ogni tendenza ad attaccarsi cade automaticamente. Un grande essere, uomo o donna, fa esperienza del piacere sensoriale ma non vi aggiunge né vi sottrae niente.
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Riflessioni per il giorno della luna piena, domenica 4 ottobre 09
Spuntano doni del cielo stando in compagnia di chi è saggio e perspicace di chi con accortezza offre dissuasione e consiglio come guidando a un tesoro nascosto. Dhammapada strofa 76
Ci sono due modi di affrontare la pratica: uno è credere che abbiamo bisogno di acquisire qualcosa che ci manca; l’altro pensare che abbiamo tutto quello che ci serve ma non sappiamo realmente riconoscerlo. In questa strofa il Buddha ci dà l’immagine del tesoro nascosto che aspetta di essere scoperto. Non lo troveremo fuori di noi; va trovato nel nostro cuore. Non riconosciamo questo tesoro perché abbiamo già troppo: troppo attaccamento, troppa resistenza. Che si può fare? È una profonda benedizione incontrare una persona saggia che ha discernimento e matura compassione e che voglia guidarci alla libertà dalle abitudini che ci ostacolano. Può accadere che ci guidi attraverso le infide paludi del dubbio o le vertiginose montagne del desiderio ma ne derivano solo benedizioni se onoriamo il suo esempio e seguiamo il percorso fino alla fine.
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Riflessioni per il giorno della luna nuova, sabato 19 settembre 09
Per vite innumerevoli ho vagato cercando invano il costruttore della casa della mia sofferenza. Ma ora ti ho trovato, costruttore di nulla da oggi in poi. Le tue assi sono state rimosse e spezzata la trave di colmo. Il desiderio è tutto spento; il mio cuore, unito all'increato.
Dhammapada strofe 153-154
La realizzazione finale e completa del Buddha fu di scoprire che aveva creduto in qualcosa che non era vero. Era stato ingannato da quello che lui chiama il costruttore della casa. Le case sono le strutture della mente; il ‘me’ e il ‘mio’ che noi prendiamo tanto sul serio. “Sono io che desidero”, “Sono io che mi sento deluso”, “È il mio stato d’animo, il mio corpo, la mia mente”. Il Buddha capì con chiarezza come tutte queste impressioni erano state fabbricate dall’abitudine all’attaccamento. Avendolo penetrato con profonda saggezza intuitiva, il processo venne compreso; il sostegno principale della casa, la trave di colmo, fu spezzata e la sofferenza ebbe fine. Era finito il vagabondare nella speranza di una soluzione alle sue lotte. Da quel momento in poi, avrebbe dimorato sereno nello stato che precede ogni sorgere e cessare; la realtà increata, senza morte.
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Riflessioni per il giorno della luna piena, giovedì 6 agosto 09
Trasforma
la rabbia con la gentilezza Dhammapada strofa 223
Se
abbiamo freddo, troviamo il modo di scaldarci; non ci sottoponiamo
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Riflessioni per il giorno della luna nuova, mercoledì 22 luglio 09
Decidere in modo arbitrario non equivale a giustizia. Considerati i pro e i contro, il saggio decide caso per caso.
Dhammapada, strofa 256
Ti
trovi sotto pressione perché devi prendere una decisione. È possibile
restare fermi e calmi quando ci si trova in presenza di chi vorrebbe
farci decidere a proprio vantaggio? Riesci a restare libero da
pregiudizio e ad arrivare a una decisione giusta? Ciò di cui dovremmo
preoccuparci è il modo in cui sosteniamo i nostri punti di vista.
Avere un’opinione forte può farci sentire benissimo, può sembrare
sicurezza. Ma la natura del fondamentalismo è proprio così, e così
è anche offrire risposte semplicistiche a domande complesse. Visioni
rigide e soluzioni semplicistiche non sono tratti di una mente spaziosa,
di una mente che è capace di prendere in considerazione tutti
gli aspetti di un dilemma. Normalmente ci vuole tempo per arrivare
a una visione bilanciata e meditata in tutte le sue implicazioni.
E richiede anche l’abilità di mettersi in ascolto a partire da un
luogo di quiete interiore. Se la mente è occupata nella preparazione
della nostra replica, vuol dire che non stiamo davvero ascoltando.
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Riflessioni
per il giorno della luna piena,
martedì 7 luglio 09 (Asalha
Puja)
Chi
parla molto
Dhammapada strofa 258
Come si diventa saggi? Forse cercare di diventarlo non è l’approccio migliore. Pensate a come sforzarsi di trovare la pace spesso crei più agitazione, mentre lasciare semplicemente che l’attività del cuore e della mente finisca in modo naturale porti tranquillità. Quando cerchiamo qualcosa che abbiamo perduto, non cerchiamo solo nei posti più ovvi. Magari partiamo da lì ma poi abbiamo bisogno di essere creativi. Non si scopre la saggezza seguendo l’abitudine di cercare il piacere ed evitare il dolore. Gli Insegnamenti ci dicono che quando arrivano il dolore e la delusione possiamo imparare ad accoglierli con una qualità di disponibilità e consapevolezza che porta alla comprensione. Lo stesso vale per la felicità e il piacere: li accogliamo con tutto il cuore senza perderci in essi. L’ostilità e la paura non sono necessariamente ostacoli. Possono anche essere maestri che ci indicano un modo di vivere più spazioso e saggio.
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Riflessioni per il giorno della luna nuova, lunedì 22 giugno 09
Un
cavallo ben addestrato
Dhammapada strofa 143
è possibile avere troppa moderazione? Dipende da come intendiamo la moderazione. Direi che è certamente possibile averne una forma sbagliata: per esempio, quando nel frenarsi da una vistosa avidità si è motivati solo dal voler apparire migliori degli altri. La moderazione è una di quelle parole, insieme a frugalità e disciplina, che si sente raramente usare negli ultimi decenni, se non in senso peggiorativo. E’ un peccato. In queste parole sono cifrati dei principi senza tempo, degni di investigazione. Quando abbiamo una vera moderazione, noi cerchiamo con naturalezza la ‘giusta quantità’ di cose. Comprendiamo la differenza tra accontentarsi del ‘sufficientemente buono’ e essere troppo pigri per eccellere. Quando abbiamo vera disciplina, restiamo naturalmente focalizzati sul nostro compito imminente senza compromettere la nostra sensibilità. Una persona abile nella retta disciplina può dire di no a se stessa (o ad altri), non per il giudizio che si fa di come le cose dovrebbero essere, ma perché ha cura.
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Riflessioni per il giorno della luna piena, domenica 7 giugno 09
Mirando
all'obiettivo della liberazione
Dhammapada strofe 87-88
Il Buddha ha offerto svariate immagini che raffigurano la meta, elevandoci e sostenendoci mentre ci sforziamo di lasciar andare tutto quello che ci limita. Interiorizzare queste immagini con consapevolezza significa avvantaggiarsi dell’energia che ispirano senza perdere il contatto con la realtà della vita quotidiana. Non possiamo abbandonare l’oscurità finché non comprendiamo l’oscurità. Non possiamo lasciar veramente andare le paure, i risentimenti e la brama senza incontrarli faccia a faccia. La purificazione accade naturalmente quando ci sono le giuste condizioni; ed è per questo che prendiamo Rifugio nel Dhamma, la Via del Buddha, non la mia via. Man mano che il nostro impegno in questo sicuro Rifugio si rinforza, il nostro attaccamento a meno fidate fonti di sicurezza (le nostre dipendenze) si affievolisce.
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Riflessioni per il giorno della luna nuova, sabato 23 maggio 09
Smetti
di fare il male
Dhammapada strofa 183
C’è un significato profondo nella sequenza dei versi di questa strofa. Prima di tutto, il contenimento è necessario. Per quanto bene generiamo, o per quanto intensamente aspiriamo alla purificazione, se ancora compromettiamo i precetti, allora il progresso è ostacolato. Fare piccole truffe può sembrarci insignificante. Ma ci basta scoprire un amico una sola volta derubarci per perdere la fiducia. Allo stesso modo, la fiducia in noi stessi è danneggiata se tradiamo il nostro impegno all’integrità. E la bontà può nutrirci pienamente se il nostro cuore è libero dal rimorso. Il passo successivo della purificazione fa riferimento alla nostra presuntuosa auto considerazione di essere migliori, pari o peggiori degli altri. Questa investigazione, sottile e difficile da cogliere, richiede grande chiarezza e sicura fiducia. E come dono finale il Buddha sottolinea che questo insegnamento (vedi anche strofa 184, 25 marzo 09) è stato dato da tutti i Buddha nel corso dei tempi.
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Riflessioni
per il giorno della luna piena, 8 maggio 2009 (Vesakha Puja) Dhammapada strofa 134
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Riflessioni
per il giorno della luna nuova, 23 aprile 2009
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Riflessioni
per il giorno della luna piena, 9 aprile 2009
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Riflessioni
per il giorno della luna nuova, 25 marzo 2009
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Riflessioni
per il giorno della luna piena, 10 marzo 2009 ma vivendo in sincero accordo con esso trasformando le passioni l’avidità, l'odio, la confusione liberandosi da ogni attaccamento al presente e al futuro si gustano i benefici del percorrere la Via.
Dhammapada strofa 20 ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° °
Riflessioni per il giorno della luna nuova, 23 febbraio 2009
Vesti sgargianti non sono di per sé ostacolo alla libertà. E' un cuore in pace, puro, domato, vigile e senza macchia a distinguere un rinunciante, un pellegrino, un essere nobile. Dhammapada strofa 142
Le forme esteriori non sono quel che veramente conta. Nei suoi insegnamenti il Buddha assai di frequente indicava esplicitamente il cuore come il luogo che è necessario mettere in primo piano. Lo sottolineava perché lo dimentichiamo molto facilmente, troppo concentrati nell’apparenza esterna delle cose. Non voglio entrare nei dettagli della storia associata a questa strofa ma vale la pena leggerla - www.tipitaka.net/tipitaka (in inglese). Riguarda un capo famiglia ubriaco che ritornò di botto in sé di fronte a un disastro e anziché cadere nella disperazione, si illuminò. Il modo in cui questo individuo si presentava e lo stato in cui sembrava trovarsi non definivano il suo essere. Il Buddha fu capace di guardare attraverso l’apparenza delle cose fino a vederne il cuore stesso e offrì un insegnamento che riguardava i temi fondamentali; tanto bastò a questa persona per lasciar andare tutti gli attaccamenti e trovare la perfetta pace incondizionata. Ma se da questa storia deducessimo che le forme non sono importanti, non coglieremmo il punto. La retta pratica implica una relazione con gli aspetti formali che sostenga lo spirito. Quando il focus principale della nostra pratica è soltanto di capire esattamente le forme e le tecniche, lo spirito ne è diminuito. Per esempio, preoccuparsi troppo della postura quando sediamo a meditare può essere un ostacolo alla contentezza, il che a sua volta ostacola la concentrazione e il sorgere della comprensione. Ma non prestare sufficiente attenzione alla postura significa che possiamo cadere in abitudini che portano a un disequilibrio dell’energia, alla sonnolenza e a cattiva salute. O, un altro esempio, sforzarsi a trovare la spiegazione ultima dei cinque precetti può ostacolare la consapevolezza dell’intenzione che sta dietro le nostre azioni. Lo spirito, o il senso dell’osservazione dei precetti, è di aumentare la consapevolezza, e i precetti stessi sono la forma al servizio di questo spirito. Se riusciamo a tenere i precetti 'rettamente', con rispetto e impegno, allora c’è una possibilità che queste forme servano al loro scopo. Imparare a vivere ‘rettamente’, ci porta passo passo a diventare un essere nobile. E' questo che veramente conta.
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Riflessioni per il giorno della luna piena (di Magha Puja), 9 febbraio 2009
A poco a poco passo passo il saggio asporta le sue impurità come l’orafo dall’oro le scorie. Dhammapada strofa 239
Non abbiamo scelta se vogliamo l’oro puro della consapevolezza incontaminata. Nell’esperienza quotidiana il nostro oro ha in sé scorie e ha bisogno che vengano eliminate. Altrimenti nemmeno una miriade di cose desiderabili può darci quello a cui aspiriamo. Perciò è necessario sottoporci al fuoco della purificazione. E le sue fiamme bruciano proprio. Per questo il Maestro ci insegna come badare al fuoco. Se c’è troppo calore (per es. ci cimentiamo con troppa durezza o sopportiamo in modo incurante) resteremo feriti nella nostra pratica. Se invece non c’è abbastanza calore (per es. rifuggiamo dalle difficoltà, seguendo tutto il tempo le nostre preferenze condizionate per le comodità e l’agio) allora non ci sarà alcun progresso nella nostra pratica. Col passare degli anni diventiamo solo più sciocchi. Dunque, in ogni momento verifichiamo la nostra presenza mentale. Non stiamo troppo a pensare a quanto saremo consapevoli in futuro o a come lo siamo stati in passato perché non abbiamo accesso a quelle dimensioni. E’ su questo momento che abbiamo una possibilità di padronanza. Si tratta di una graduale regolazione al millimetro dello sforzo che facciamo, il che significa che impariamo quel che è necessario imparare per poter lasciar andare le nostre abitudini; e le scorie vengono lentamente ma sicuramente eliminate. C’è anche da considerare che non serve cercare di purificare l’oro di qualcun altro. Quando realizziamo lo stato della consapevolezza luminosa saremo naturalmente portati a essere di beneficio agli altri e quello che condivideremo sarà intrinsecamente prezioso.
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Riflessioni per il giorno della luna nuova, 25 gennaio 2009
Tutto ciò che siamo è generato dalla mente. E’ la mente che traccia la strada. Come la ruota del carro segue l’impronta del bue che lo traina così la sofferenza ci accompagna quando sventatamente parliamo o agiamocon mente impura. Dhammapada strofa 1
Buon anno (per il calendario lunare cinese è capodanno)! Secondo la tradizione cinese stiamo entrando nell’anno del Bue. Quando è arrivato il momento di scegliere una strofa per la nostra comune contemplazione in questo giorno di luna nuova di gennaio, qui al monastero Bodhinyanarama a Wellington, in Nuova Zelanda, ( mentre questa mattina ascoltavo la recitazione della regola del Patimokkha), si è affacciataalla mia mente la prima strofa del Dhammapada: "Come la ruota del carro segue l’impronta del bue che lo traina…" e poi mi sono chiesto se una strofa così negativa avrebbe potuto essere d’ispirazione ed’incoraggiamento a tutti voi. Ma mi sono subito reso conto dell’abbaglio ricordando che il Buddha non ha mai dato cattive notizie. Solo buone notizie. Riconoscere che non siamo vittime delle circostanze, vedere che l’intenzione sotto le nostre azioni di corpo e di parola determina la situazione della nostra esistenza, ci mette nella posizione in cui abbiamo il potere di creare un vero cambiamento. E’ facile complicare la pratica spirituale pensando troppo. Se accettiamo semplicemente questo insegnamento come argomento d’investigazione e impariamo, a poco a poco, la differenza che si crea ogni volta che esercitiamo un consapevole contenimento, scopriamo una nuova fiducia e capacità. Dunque, forse tutte le volte che sentiamodire che questo è l’anno del Bue possiamo riflettere che è il nostrocuore-mente che traccia la strada; abbiamo già gli insegnamenti che cimostrano come, dove e quando avere a che fare con le situazioni che sembrano ostacolarci.
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Riflessioni
per il giorno della luna piena, 10
gennaio 2009 Lascia cadere il futuro. Lascia cadere il presente. Con cuore libero raggiungi l’altra sponda al di là della sofferenza.
Dhammapada strofa 348 ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° °
Riflessioni per il giorno della luna nuova, 26 dicembre 08
Se compi un’azione salutare falla di nuovo. Gioisci nel ricordarla. Il frutto della bontà è la contentezza. Dhammapada 118
Ora che il 2008 sta per concludersi, come possiamo valorizzare la bontà che abbiamo generato durante l'anno?L'incoraggiamento contenuto in questa strofa del Dhamma è di riportare al cuore e alla mente il ricordo delle azioni salutari compiute col corpo, la parola o la mente e di dimorare nel senso di contentezza che da quel ricordo sorge naturalmente. Qualcuno inizierà a preoccuparsi che riflettendo in questo modo rischiamo di insuperbirci e di compiacerci troppo. Altri hanno forse una cosi' radicata abitudine di concentrarsi sugli errori e sulle manchevolezze che non riescono a vedere la bontà. Qualsiasi resistenza a quanto il Maestro invita qui a fare va compresa come proveniente da quella parte di noi che non vede con chiarezza. La personalità confusa reagisce indulgendo o negando, a seconda del condizionamento. Tuttavia, con la "consapevolezza capace di discernere la verità" possiamo osservare che è solo un ego, un io, superficiale che resta intrappolato in tale tristezza. Il fatto che siamo in grado di osservare le nostre tendenze abituali dimostra che siamo molto di più di questre tendenze. Chi o cosa osserva? E' il nostro rifugio, la consapevolezza, la via d'uscita dalla sofferenza. Proprio con questa consapevolezza possiamo liberamente dimorare nella gioia di ricordare la bontà senza la paura dell'inflazione. E che sollievo scoprire che possiamo fare degli errori e semplicemente imparare da essi invece di farne un dramma. Il saggio ricordare serve a dirigere le nostre azioni in modo da creare profondi sentieri di bontà nel cuore e nella mente. Quel che veramente desideriamo è di vivere in modo saggio, diventando il più sincero desiderio del nostro cuore. Proprio come dicono i nostri canti: il Dhamma è ehipassiko, intrinsecamente invitante e attraente, e opanayiko, fa procedere. Che tutti noi si possa sempre più tendere a una vibrante contentezza.
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Riflessioni
per il giorno della luna piena, 12 dicembre 08
Dhammapada, 188-189 ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° ° °
Riflessioni per il giorno della luna nuova, 27 Nov 2008
“Mi
hanno insultato, maltrattato, Se
ci liberiamo del tutto
Nessuno
vuole soffrire. Ma se siamo stati feriti, come facciamo, dalla L’odio
non può sconfiggere l’odio,
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Riflessioni per il giorno della luna piena, 12 nov 2008
Se
ti parlano con durezza Il
silenzio non esprime profondità
Di
recente, in un’intervista radiofonica ho sentito l’autrice di un libro sul silenzio parlare della gioia e della contentezza provata nel
lasciarsi alle spalle la confusione e la complessità del mondo in cui aveva precedentemente vissuto. Nel corso dell’intervista, menzionava
quanto fosse difficile e stressante dover passare del tempo a Londra (per l’intervista?) Anche il Buddha parlò della felicità che nasce dal
vivere in luoghi quieti e belli e incoraggiò a cercarli. Diede queste indicazioni perché limitare gli stimoli sensoriali può essere d’aiuto
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