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Lavorare con il dolore

della Sister Ajahn Thanasanti

© Ass. Santacittarama, 2007. Tutti i diritti sono riservati.

SOLTANTO PER DISTRIBUZIONE GRATUITA. 

Tradotto da Davide Puglisi, riveduto da Alessandra Tornadù


Tratto dal libro "Freeing the heart", reperibile dal sito www.amaravati.org.

 

Ho trascorso tutto il giorno parlando con persone differenti, ed essendomi fatta un'idea sulla situazione della loro pratica, mi sembra siano emerse alcune tematiche comuni. Una di queste è il dolore: come lavorare con il dolore, come stare in agio con il dolore.

Il problema fondamentale è che abbiamo l’aspettativa che non ci debba essere alcun dolore, e che ci sia qualcosa di sbagliato quando c’è .

In molte situazioni della nostra vita siamo molto bravi nel cambiare posizione, nell’aggiustare e nello spostare, in modo tale da non dover sperimentare la scomodità e il dolore. Ma in situazioni quali quelle di un ritiro, potremmo ritrovarci un pochino nei guai. Entriamo nella sala di meditazione e sediamo, con il proposito di non muoverci fino a che non suoni la campana. Così sorge il dolore nel corpo o nel cuore; come possiamo lavorare con questa situazione?

Ci sono molti mezzi abili che si possono applicare. Il mezzo abile del lavoro sul respiro - rilassandosi nel respiro. C'è il mezzo abile del sapere semplicemente dove porre la nostra attenzione. Tale esperienza potrebbe essere spiacevole, ma ci sono modalità di porre l’attenzione che sostengono un approccio gentile all’incontro con l’esperienza del disagio.

A volte si può portare l’attenzione proprio nel centro del dolore e dopo un po’ scoprire che in realtà non c’è dolore, ma solo una sensazione. La qualità della spiacevolezza può scomparire completamente, rimanendo semplicemente con l’energia. Quando ciò accade si sperimenta un senso di libertà perché non si oppone più resistenza al dolore. Non c’è più il dolore. C’è solo l’esperienza.

Qualche volta possiamo vedere che il dolore non è direttamente collegato al corpo, anche se lo sperimentiamo come tale. In realtà proviene dalla contrazione, dalla resistenza o dalla paura. Possiamo quindi esplorare la mente e vedere come la mente stessa si manifesti nel corpo, e come noi sperimentiamo la mente nel corpo come dolore.

Abbiamo la possibilità di vedere e comprendere tutto ciò. E nello scoprire tutto ciò sperimentiamo un momento di risveglio. Ci svegliamo e vediamo la relazione tra il corpo e la mente, tra il corpo e il respiro. Vediamo la relazione connessa a ciò di cui abbiamo paura, o a cui ci opponiamo.

Così un senso di libertà sorge dal ‘mollare la presa ’ dal dolore alle ginocchia. La libertà viene dal fatto che non abbiamo bisogno di curare il dolore, né di farci intimorire, né di farci destabilizzare da esso. Va bene, possiamo semplicemente farne esperienza. Non è un problema. Il disagio è un qualcosa che possiamo prendere come una maledizione o come un maestro. Può essere un'opportunità di aprire i nostri cuori a qualcosa di difficile.

Alle volte, meditando possiamo sentire che possiamo bloccare il dolore. Possiamo essere capaci di bloccare il dolore fisico e quello nel cuore. Ma così facendo, la meditazione corre il rischio di diventare un modo di fuga dalla vita.

Così, imparare ad aprirsi a ciò che è difficile, spaventoso, e spiacevole è parte importante del lavoro che stiamo compiendo. Non è un lavoro ispirante, non è quel tipo di situazione eccitante, ma è un lavoro molto potente e con un effetto liberatorio.

Quando diventiamo capaci di vivere nel mondo senza farci impaurire, senza farci dominare da tale paura e non opponiamo più resistenza al disagio, acquistiamo il coraggio di rimaner fermi e di affrontare qualunque cosa necessiti di essere affrontata.

E’ una libertà meravigliosa. E ci sono molte occasioni in cui questa libertà può fare la differenza.

 

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