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Un insegnamento perfetto

del venerabile Ajahn Sumedho

© Ass. Santacittarama, 2015. Tutti i diritti sono riservati.

SOLTANTO PER DISTRIBUZIONE GRATUITA.

Traduzione di Monica Giuliani.


Titolo originale "A Perfect Teaching", tratto da "Forest Sangha Newsletter", n. 94, 2015.

 

Una riflessione sul Dhamma offerta da Luang Por Sumedho

nel tempio del monastero buddhista di Amaravati,

in occasione del suo ottantesimo compleanno.

 

NON mi piace considerare questi cinque volumi di insegnamenti (#), che oggi vi ho potuto offrire, come gli insegnamenti di Ajahn Sumedho. Sono solo delle riflessioni sul Dhamma. Per chiarezza voglio dire che sono solo gli insegnamenti del Buddha, e non sono né originalmente miei né miei personali.

Faccio riferimento sovente a come ho affrontato i problemi emotivi come la rabbia e la paura. Questi sono solo degli incoraggiamenti da parte di qualcuno che conoscete, una persona vivente, che condivide con voi il modo in cui ha gestito ansietà, paure e tendenze nevrotiche. A volte quando si leggono le Scritture possono sembrare troppo idealistiche; non sembra si possano applicare ai nostri particolari problemi personali del momento. Ho sempre trovato di grande incoraggiamento quando Luang Por Chah parlava di come aveva gestito i suoi blocchi emotivi molto forti o complicazioni. All’inizio, quando lo conobbi, lo idealizzai. Pensai: "Ebbene, egli è un maestro illuminato, probabilmente non ha mai avuto problemi come i miei. Egli, quando è nato, ha camminato su sette fiori di loto, era puro e non ha mai avuto a che fare con la rabbia, la paura o qualsiasi cosa del genere". Noi possiamo idolatrare e proiettare sui nostri maestri la suggestione che loro fossero stati perfetti sin dall’inizio. Mentre quando guardiamo noi stessi vediamo che soffriamo molto a causa della nostra ossessione per noi stessi.

Molte delle nevrosi moderne sono solamente dell'ansia che creiamo intorno alle nostre vite. Anche in società evolute e ricche come la nostra, che fanno di tutto per cercare di creare un senso di sicurezza, o un’ illusione della stessa, c’è un aumento dell’ansia. Questo è un comune problema umano.

Il Buddha ha messo le Quattro Nobili Verità, centrate su dukkha o sofferenza, a fondamento del suo primo discorso. Si può tradurre dukkha anche con ansia o paura; è comunque uno stato mentale che creiamo noi stessi, che rende le nostre vite molto infelici e piene di timore e agitazione. Ho sempre cercato di essere estremamente fedele alla Quattro Nobili Verità, come immagino che molti di voi sapranno, perché l’ho trovato un insegnamento davvero utile e profondo. Mi ha sempre colpito il fatto che il Buddha le avesse spiegate nel suo primo discorso subito dopo l’Illuminazione, è un insegnamento perfetto. Se tutte le altre Scritture, tutto il resto del Tipiṭaka e così via, all’improvviso sparissero e tutto ciò che ci rimanesse fossero solo le Quattro Nobili Verità, quello sarebbe già abbastanza. Sono la via alla non sofferenza. Sono uno strumento che vi incoraggio ad applicare.

Dovete fare in modo però che l’insegnamento venga praticato. Semplicemente adorarlo, lodarlo, leggerlo ed analizzarlo è una cosa in cui non c’è nulla di sbagliato, ma il punto principale dell’insegnamento del Buddha è paṭipadā: metterlo in pratica. Fate in modo che funzioni per voi.

Non mi piace vedere nessuno di voi soffrire. Se avessi una bacchetta magica e girandola in aria potessi creare una vostra perfetta comprensione delle Quattro Nobili Verità, lo farei. Ma non posso farlo. Posso solo incoraggiarvi; non posso far sì che l’insegnamento funzioni per voi. E d’altra parte neanche il Buddha poteva. Egli diede solo un insegnamento che noi ora dovremmo applicare alla realtà delle nostre vite. È un insegnamento semplice basato sul comune denominatore della sofferenza. Questo è un legame che condividiamo con tutte le creature. Tutti nasciamo, invecchiamo, ci ammaliamo e moriamo. Abbiamo paure, desideri, gelosie, avidità, confusione mentale e così via. Non c’è nessuna misteriosa caratteristica o particolare aspetto enfatico che si addica maggiormente ad un gruppo piuttosto che ad un altro. Sono i comuni denominatori, non importa a quale religione, razza o nazionalità voi apparteniate. Questo insegnamento delle Quattro Nobili Verità riguarda la nostra condizione umana e come possiamo comprenderla. Io ho avuto la buona sorte di avere l’opportunità di metterlo in pratica, imparare da esso e poter risolvere i miei problemi personali, le mie paure e abitudini emotive con le quali dovevo convivere e dovevo anche affrontare.

La vita monastica non è una formula magica, ma è una forma utile a farci ricordare continuamente di risvegliarci, prestare attenzione e non perderci in tutti i problemi che il mondo crea, che noi stessi ci creiamo essendo parte del mondo. Dopo aver utilizzato questo insegnamento per tutti questi anni, ho fiducia e fede in esso. È una formula assolutamente perfetta che può essere applicata da chiunque: prende questo comune denominatore della sofferenza e semplicemente cambiando atteggiamento verso di esso, dà la possibilità di iniziare a comprendere cosa significa essere un essere umano. Si incomincia a capire cosa voglia dire essere una forma sensibile, avere paura della morte, desiderare il piacere e il successo, non volere il dolore e avere paura del fallimento e della perdita. E poi c’è il voler qualcosa che non può essere; cercare di creare un mondo illusorio, un sogno utopico che non potrà mai davvero realizzarsi perché non si basa sul Dhamma, sulla realtà, ma solo su idee nella mente.

Io penso che questo particolare insegnamento abbia un grande e importante messaggio. È particolarmente di valore in questi tempi in cui ci sono così tante complicazioni. Il mondo è un luogo confuso. Ci sono problemi causati dalla distruzione, dalla guerra, dall’ingiustizia, dai pregiudizi razziali ... Questi problemi sono frutto della mente umana, derivanti dall’ignoranza e dalla non comprensione delle Quattro Nobili Verità.

Qui ad Amaravati e negli altri monasteri esiste l’opportunità di imparare, studiare e praticare gli insegnamenti. Non si riferiscono ad una storia antica e non riguardano qualche esotico paese in Asia. Trattano la realtà così com’è , qui ed ora.

Il Dhammacakkappavattana Sutta che abbiamo recitato, è la versione pāli del primo discorso del Buddha, l’insegnamento sulle Quattro Nobili Verità. In occasione del mio ottantesimo compleanno, il mio regalo per voi è l’incoraggiamento a vedere la forza, l’aspetto pratico e l’utilità di questo particolare insegnamento che il Buddha ci diede 2557 anni fa. Prova della sua validità è che è ancora un insegnamento puro. Non è stato corrotto. Metterlo in pratica è patipadā. Anche prima che imparassi la lingua thai, mentre assistevo senza capire per ore ed ore ai discorsi di Dhamma di Ajahn Chah, una parola che sentivo continuamente era patipat. Egli diceva: "Questo è il monastero per il patipat". Questo è il modo thailandese di dire la parola pāli patipadā, che significa "pratica, far funzionare". Non riguarda la fede o un insegnamento astruso che si spera di capire. Ma dice come fare. È un modo per prendere l’esperienza più comune che abbiamo, dukkha, e utilizzarla per indagare il presente: la sofferenza, la paura, l’ansia, la preoccupazione o qualsiasi cosa ci sia nel momento presente, è solo così com'è. Attraverso questa semplice pratica si ottiene l’introspezione, la comprensione e la saggezza che vi guida nelle vostre vite, piuttosto che lottare semplicemente con le idee, cercando di migliorare la propria personalità o sopprimere le sensazioni o le emozioni. Si tratta di capire questo reame che stiamo ora sperimentando con saggezza.

Offro a voi questo dono in occasione del mio compleanno.

 

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# In occasione dell'ottantesimo anno di Luang Por Sumedho è stata pubblicata in inglese una raccolta di insegnamenti composta da 5 volumi contenenti i testi fino ad oggi pubblicati dei discorsi di Luang Por. La raccolta è in distribuzione gratuita presso i monasteri occidentali della tradizione della Foresta del lignaggio di Ajahn Chah oppure può essere scaricata liberamente da qui: fsbooks.org

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