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S A N T A C I T T A R A M A   N E W S L E T T E R

 

Aprile 2006

Messaggio dell’Ajahn

Ritornato alla vita del Santacittarama, nuovamente residente dopo una lunga assenza, credo che sia arrivato il momento di dire qualche parola sui miei recenti viaggi. Dopo venticinque anni di vita monastica, gli ultimi dieci dei quali trascorsi alla guida della comunità del Santacittarama, mi era sembrato il momento giusto per prendere una pausa e vivere più come un semplice bhikkhu, libero dai ruoli e dai doveri che gradualmente si tende ad assumere. Il periodo di nove mesi in cui sono stato fuori è stato scandito da tre differenti fasi: inizialmente un ritiro, poi la visita di alcuni paesi Theravada tradizionali e, infine, il soggiorno presso monasteri, in altre parti del mondo, associati al Santacittarama.

Sembra già passato così tanto tempo da quando ho trascorso la scorsa estate in ritiro solitario, prima in Croazia e poi in Slovenia! Ho visitato regolarmente la Slovenia per alcuni anni, e quando i membri del gruppo buddhista sloveno avevano sentito che stavo cercando un posto tranquillo dove poter stare da solo, si erano mostrati assai propensi a sostenermi per i tre mesi del “ritiro della stagione monsonica”. Qualcuno mise gentilmente a disposizione una piccola ma confortevole casa di villeggiatura, situata appena aldilà del confine croato, in una zona spettacolare, nella suprema pace di colline ricoperte di boschi, con una popolazione sparpagliata e ad un’altitudine di oltre 1000 metri. Furono presi accordi con il proprietario di un piccolo ristorante a dieci minuti di cammino di modo che ogni mattina fosse offerto del cibo nella mia ciotola. Mi ambientai presto: la situazione, con poche distrazioni, era estremamente favorevole alla pratica formale, e la mente si acquietò gradualmente, in una maniera completamente naturale. Un’esperienza gioiosa di apertura del cuore, che ha fatto affiorare un profondo senso di gratitudine per tutte le molte benedizioni che ho ricevuto in questa vita. Dopo un po’ la beatitudine si attenuò, e da quel momento ogni cosa fu piuttosto ordinaria, lasciando semplicemente un senso di presenza continua, una leggerezza e un agio dell’essere.

Il primo giorno di luna piena, ad esattamente un mese dall’inizio del ritiro, mi trovai improvvisamente, a causa di una circostanza imprevista, nella condizione di dovermene andare. Fortunatamente i nostri amici sloveni avevano da propormi un’altra possibilità, e così mi trasferii in una fattoria vecchia duecento anni, al limite di un piccolo villaggio rurale chiamato Brezovo, a est di Lubiana. Anche questo posto era molto piacevole e tranquillo: il villaggio era semi-abbandonato e situato in un delizioso scenario pastorale. Proseguii qui il mio ritiro silenzioso per i due mesi successivi, andando a Lubiana un volta ogni due settimane per il regolare incontro del lunedì del gruppo di meditazione della Bhavana Society, fino a quando non giunse il momento di ritornare al Santacittarama per la cerimonia di Kathina.

Dopo una breve permanenza in Italia, e con l’approssimarsi dell’inverno, l’Asia faceva sentire il suo richiamo! Neil, un vecchio amico dei tempi dell’Università, mi aveva invitato per un viaggio in Cambogia e Laos, paesi Theravada tradizionali che stanno entrambi riemergendo dal buio della loro storia recente, e così, dopo qualche giorno di riposo a Bangkok, volammo a Siem Reap, da dove potevamo esplorare alcune delle magnificenti rovine di Angkor. Una moltitudine di rovine di templi estese su di un’area di circa duecento chilometri quadrati, che sbalordiscono nella loro bellezza ed enorme dimensione e nella raffinatezza della loro architettura e scultura, è ciò che resta del grande impero Khmer, che fiorì tra i secoli IX e il XV. Nei tre giorni che avevamo a disposizione, potemmo visitare solo alcuni dei più notevoli e meglio conservati. I siti più antichi erano indù, mentre i più recenti buddhisti, alcuni di questi ultimi costituiti da enormi complessi monastici che ospitavano migliaia di monaci.

 

Ajahn Chandapalo e Neil presso le rovine del monastero di Ta Prohm, Angkor

 

Imperi e filosofie politiche sono andati e venuti assai numerosi, mentre l’eredità del Buddha è durata per 2600 anni e pur se in Cambogia in tempi recenti è stata soppressa, oggi sembra essere protagonista di un forte ritorno. I monasteri stanno tornando ancora una volta ad essere punti focali delle vite delle persone e si stanno riempiendo di novizi, le cui vesti color arancio brillante sono quotidianamente visibili tra le rovine di Angkor e la città di Siem Reap. La Cambogia è ancora uno dei paesi più poveri del mondo, tuttavia i suoi cittadini sembrano avere una prospettiva positiva e non soffermarsi eccessivamente sul passato, ma guardare ad un futuro potenzialmente più luminoso.

Un battello veloce ci trasportò da Siem Reap attraverso l’immenso lago di Tonle Sap e giù per il fiume fino alla capitale, Phnom Penh, dove trascorremmo solo qualche giorno, che fu abbastanza per visitarne i siti principali: il Palazzo Reale, la Pagoda d’Argento, il museo e lo stupa principale. Phnom Penh è una città grande e vibrante, piacevolmente situata al delta del Mekong, con ampi boulevard alla francese e traffico caotico. E' difficile immaginarla completamente evacuata solo trent’anni fa, quando i Khmer Rossi si impadronirono del potere. Soggiornammo presso l’amichevolissima Bodhi Tree Guesthouse, direttamente di fronte al carcere di Tuol Sleng, entro il quale furono giustiziate almeno ventimila persone, e che è oggi aperto come museo del genocidio, restando un crudo testimone del potenziale di terribile crudeltà del genere umano, pur se in nome di ideali apparentemente nobili.

Il Laos fu sottoposto ad un regime comunista poco dopo la Cambogia, ma l'impatto fu molto meno distruttivo e negli anni recenti si è gradualmente disteso ed aperto al mondo esterno. Volammo a Vientiane e trascorremmo diversi piacevoli giorni girovagando per le strade di quella che è una città così rilassata che è facile dimenticare che è la capitale. I laotiani tendono ad essere molto gentili e di natura amabile. Molti degli uomini che abbiamo incontrato - autisti, marinai, personale delle pensioni - avevano trascorso parte della loro giovinezza come novizi, e di ciò davano mostra le loro maniere.

É stato di grande aiuto conoscere qualcuno a Vientiane, un uomo inglese che era stato ordinato monaco a Chithurst e che aveva poi lasciato l'abito diversi anni fa. Attualmente è sposato con una donna locale e lavora alla Biblioteca Nazionale, oltre a collaborare a vari progetti di aiuto non solo in Laos ma anche in Thailandia e Cambogia. Fummo invitati a stare nel loro nuovo appartamento, nel quale non si erano ancora trasferiti, e prima di alloggiarvi celebrammo una cerimonia tradizionale di benedizione della casa.

Il viaggio in autobus verso nord, in direzione di Luang Prabang, con una sosta a circa metà strada in un villaggio chiamato Vang Vieng, situato in un’affascinante posizione presso un fiume poco profondo, è stato un viaggio epico attraverso uno sbalorditivo scenario di grandi affioramenti calcarei tappezzati di foreste e remoti paesini di collina abitati da popolazioni tribali. Fino a pochi anni fa questa rotta era proibita agli occidentali, poiché gli autobus venivano regolarmente assaliti da banditi.

Luang Prabang è l’antica capitale reale, meritatamente compresa nell’elenco dei Siti del Patrimonio dell'Umanità delle Nazioni Unite. E' davvero un gioiello dell'Asia e non ci siamo pentiti di avervi trascorso più di una settimana. Il cuore della vecchia Luang Prabang è costituito dal That Phousi (“stupa sulla collina”) e da una penisola formata dal fiume Nam Khan che si incurva prima di immettersi nel Mekong. Colline coperte di foreste si dispiegano in tutte le direzioni. Oltre alla particolare atmosfera creata dalla sua posizione, le principali attrattive di Luang Prabang sono gli edifici dei suoi monasteri e dei suoi templi, che in maggioranza sono piuttosto antichi e alcuni semplicemente squisiti nel disegno e nelle proporzioni. I templi e le immagini del Buddha del Laos hanno un fascino unico; non sono tuttavia pezzi da museo: sono molto vissuti e continuano a giocare un ruolo integrato con le vite della gente locale. Il visitatore di un monastero vedrà, a secondo del momento della giornata, giovani monaci, specialmente novizi, che eseguono i canti nel tempio, studiano, lavorano, danno colpi al tamburo del monastero o si esercitano a parlare inglese approfittando della presenza dei visitatori. Poco dopo l’alba, con la foschia che ancora si leva dal Mekong, centinaia di monaci e novizi camminano silenziosamente in fila per il giro delle elemosine, ricevendo nelle loro ciotole le offerte di cibo dei fedeli.

 

Con dei novizi a Luang Prabang

 

A questo punto del viaggio si unirono a noi Ajahn Sawaeng e Giorgio, un amico di Padova, e dopo qualche altro giorno trascorso godendoci la tranquillità e i fascini gentili di Luang Prabang, le nostre strade si separarono. Neil incominciò il suo viaggio di ritorno verso la Scozia attraverso il Nordest della Thailandia e Bangkok, mentre il resto di noi risalì il fiume con una tradizionale sottile barca del Mekong. Dopo alcune ore, appena superate le grotte di Pak Ou, che ospitano migliaia di immagini del Buddha, risalimmo il fiume Nam Ou in un viaggio che è stato descritto come uno dei più spettacolari del Sud est asiatico. Non rimanemmo delusi! La scomodità di stare seduti e stipati su di una dura panca per otto ore quando ogni singola ansa del fiume dischiudeva nuove viste di picchi di montagna dentellati e lo splendore delle foreste fu facilmente sopportabile. Forse è un cliché, ma i paesaggi sembravano provenire da un dipinto cinese. Le uniche persone che si vedevano erano sporadici pescatori e abitanti dei villaggi che cercavano l’oro con le loro padelle o pascolavano i bufali presso la riva del fiume.

Arrivammo infine a Muang Ngoi (che significa 'piccolo villaggio'), che è un villaggio privo di strade, raggiungibile esclusivamente per via fluviale. Un delizioso posto in cui semplicemente sedere ed immergersi nello scenario. Ci prendemmo un giorno di riposo, e facemmo una breve escursione in alcune grotte e villaggi abitati da minoranze etniche. Nei giorni successivi viaggiammo a tappe, prima in barca, poi con autobus locali e con un’automobile presa in affitto, diretti verso l’estremo nord, vicino al confine cinese, arrivando a Muang Sing in tempo per Natale. Non sono molti i turisti che si spingono così lontano, e lì c’è tutta l’atmosfera di una provincia remota e sottosviluppata. Non vi era certamente traccia del Natale se non per la temperatura sorprendentemente fredda. Storicamente, questa zona è stata a lungo un crocevia tra i paesi circostanti, Birmania, Cina, Vietnam e Thailandia, e ciò si riflette nella mescolanza etnica. Almeno trenta sono i differenti gruppi di minoranze etniche di quest’area, e molti vivono ancora così come sono vissuti per secoli, con i loro particolari costumi e stili di vita. Uno degli aspetti più affascinanti di Muang Sing è la possibilità di osservare l’andare e il venire di differenti gruppi tribali, che spesso vanno e tornano dal mercato, con le donne dalle acconciature e dai costumi assai elaborati e colorati. Una guida ci portò per le colline in un’escursione di una giornata, facendoci visitare alcuni dei villaggi delle minoranze, estremamente primitivi, annidati nelle colline e brulicanti della vita della comunità.

Con i nostri visti prossimi alla scadenza, ci dirigemmo ad ovest in un’automobile a noleggio, in un pittoresco viaggio di ritorno al Mekong, con la Birmania sulla riva opposta. Dopo una notte in un bungalow simile a una kuti sulla riva del fiume, facemmo una corsa esilarante su di un motoscafo attraverso lo scenario di una giungla mozzafiato, tra sfreccianti martin pescatori, cavalcando le rapide ed evitando per un pelo le isolette di roccia e i barconi cinesi che ci venivano incontro. Arrivati al famoso Triangolo d’Oro, dove la Thailandia, la Birmania e il Laos s’incontrano, potemmo attraversare il confine ed entrare in Thailandia, che ci sembrava ora così moderna, sviluppata ed efficiente!

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Il seguito di questo racconto apparirà in una successiva newsletter. Vorrei cogliere qui l’occasione per esprimere la mia sentita riconoscenza a tutti coloro che hanno offerto il proprio contributo in vari modi, e per i loro gentili auguri e per il benvenuto al mio ritorno, e non ultimo vorrei ringraziare il sangha residente per aver dato a ciò la propria benedizione e per avere portato avanti il monastero durante la mia assenza. Questo periodo “sabbatico” mi ha fatto un gran bene. Sono ritornato con rafforzata fede e rinnovato vigore - di fatto non ricordo di essermi mai sentito meglio!

Ajahn Chandapalo

 

 

Presentazione delle Foto

Domenica 30 Aprile alle ore 14:00 Ajahn Chandapalo mostrerà e commenterà le fotografie del suo recente viaggio nel Sud-Est Asiatico, Australia e Nuova Zelanda, presso la sala convegni della Grotta dei Massacci ad Osteria Nuova. La "Grotta" si trova a sinistra dopo circa 400m venendo dalla via Salaria in direzione Santacittarama. Impossibile non trovarla perchè è una grande struttura in pietra.

 

Discorsi di Dhamma

Testo: Un nuovo discorso di Ajahn Sumedho, "Presenza nel Qui ed Ora", è disponibile cliccando qui.

Audio: Un primo discorso di Ajahn Chandapalo (in italiano) sui suoi recenti viaggi può essere scaricato con un file MP3 cliccando qui. E' in parte un esperimento, così vi preghiamo di farci sapere se non funzionasse in maniera soddisfacente, o farci avere qualsiasi altro riscontro.

 

Comunità

Ajahn Jutindharo è appena partito per la Thailandia per un soggiorno di sei mesi, dove principalmente si occuperà della supervisione di un progetto che ha iniziato alcuni anni fa per aiutare i villaggi della sua regione d’origine, una delle aree più povere della Thailandia. Il suo ritorno è atteso in tempo per la cerimonia di Kathina del 29 Ottobre. In Giugno si unirà a noi Ajahn Uttamo, un monaco anziano con origini cinesi, nato in Birmania e che successivamente ha vissuto a Taiwan. Circa 18 anni fa è stato ordinato in Thailandia e da li in poi ha risieduto in vari monasteri della tradizione di Ajahn Chah. Anche un giovane monaco della Repubblica Ceca, Tan Gavesako, ordinato in Inghilterra, dovrebbe stare con noi durante l’estate.

Anagarika Luca, dopo essere stato in formazione per più dell’anno necessario, ha ora richiesto di ricevere l’ordinazione come novizio. Questa cerimonia è un evento pubblico che si terrà Domenica 18 Giugno, per i dettagli vedere sotto.

 

Progetti Edilizi

Siamo lieti di annunciarvi che la nuova casa femminile degli ospiti è praticamente completata ed è già in uso. Alla fine è costata un po' di più di quello che ci aspettavamo ma ciò ci permetterà di avere alloggi separati per uomini e donne. C’è anche il progetto, già approvato, di ampliare e migliorare la casa maschile degli ospiti. Questo verrà realizzato il prossimo anno oppure quello successivo, sulla base della disponibilità dei fondi.

Ora che Ajahn Chandapalo è ritornato stiamo nuovamente riflettendo sulla costruzione di un tempio/sala, consultandoci con un comitato di architetti. Spereremo di avere presto un progetto pronto che sia sufficientemente dettagliato per richiedere un primo parere alle autorità. Una cifra di 100.000 Euro è stata raccolta durante gli anni passati da offerte fatte specificatamente per questo progetto, ed è stata accantonata in un deposito bancario. Non abbiamo un’idea di quanto tutto ciò potrà costare, ma almeno questo è un buon inizio.

 

Programma

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