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Settembre 2006

I viaggi di Ajahn Chandapalo - Terza Parte

È possibile leggere la prima parte di questo racconto sul nostro sito web cliccando qui,

e la seconda parte cliccando qui.

Conclusasi la parte del mio viaggio in Asia sudorientale, ero pronto ad attraversare per la mia prima volta l’equatore, diretto in Nuova Zelanda, con un scalo a Melbourne (Australia), per un breve soggiorno in un monastero di recente fondazione affiliato ad Ajahn Chah. Bodhivana (il "Regno del Risveglio") si trova nella stupenda zona della valle dello Yarra, a novanta minuti di macchina a est della città, con il demanio di Stato e il parco nazionale che lo circondano da tutti i lati. La proprietà era un vecchio vigneto che include un esteso tratto di foresta mista, con eucalipti autoctoni, felci e pini introdotti. Nonostante il monastero sia stato fondato solo pochi anni fa, dà già la sensazione di essere ben stabilito. Sono state costruite dieci kuti (piccolo capanne) sparse nella foresta, la più lontana delle quali si trova in alto, proprio sotto la cima della collina, a venti minuti dalla sala dopo una ripida salita. Fortunatamente la mia era più vicina, accanto a un laghetto, sotto il riparo molto gradito degli alberi. Faceva molto caldo quando arrivai.

Quello che più di ogni altra cosa colpisce dell’Australia è la vasta spaziosità e la fauna e flora selvatica, bizzarra e meravigliosa. Bodhivana ha la sua buona parte di fauna, incluso un canguro solitario, che di solito si può vedere di mattina presto non lontano dagli edifici principali, oltre a cangurini, vombati e grandi lucertole. Di tanto in tanto è poi possibile avvistare anche degli ornitorinchi che saltellano in un torrente non distante. La varietà degli uccelli è meravigliosa: kookaburra che ridono, pappagalli e parrocchetti dai vivaci colori arcobaleno, cacatua, grandi aquile e il fantastico uccello lira, che non pare più interessante di una gallina fino a quando non distende le piume sgargianti della coda e incomincia una sequenza di canto e danza, imitando differenti voci di uccello e svariati altri suoni, compresi quelli meccanici come della motosega e delle macchine che passano.

A Bodhivana ho trascorso un periodo incantevole, con Ajahn Kalyano e il sangha residente, composto da varie nazionalità tra cui tailandesi, nepalesi, neozelandesi e australiani; che mi hanno fatto sentire il benvenuto. Ajahn Kalyano è inglese e ci siamo incontrati per la prima volta quando era ancora laico, poco prima che partisse per la Tailandia, dove prese l’ordinazione e ha ricevuto la sua formazione monastica. Ci aiutò con il trasloco quando il primo giorno alcuni di noi si trasferirono da Chithurst per aprire il nuovo monastero di Amaravati, nel 1984. Il monastero è molto ben sostenuto, tanto da non esserci necessità di cucinare che ogni giorno ci sono devoti laici, perlopiù di origine asiatica, specialmente malese, cingalese e tailandese, che portano cibo già preparato per essere offerto.

Anche i sostenitori laici sono stati meravigliosi, specialmente la famiglia Soo, fondatrice iniziale del monastero, loro sono venuti a prendermi all’aereoporto e mi hanno accompagnato in varie escursioni: al santuario degli animali per le specie indigene di Healesville e per una visita turistica della città di Melbourne. Andare in giro in macchina è stata un’interessante combinazione di familiare ed esotico. Per esempio i nomi dei luoghi, come Doncaster, Brighton, Coldstream, mi ingannavano, dandomi la sensazione di trovarmi in un territorio familiare, mentre nomi come Wagga Wagga, Moorooduc e Koo-wee-rup mi ricordavano che ero molto lontano da casa. Lo scenario e l’architettura erano quasi europei, ma all’improvviso i sensi venivano risvegliati da un odore diverso ed evocativo, o dalla vista di una felce gigante o di altre piante che stupiscono.

E poi in Nuova Zelanda, per trascorrevi circa sei settimane presso il monastero di Bodhinyanarama (il "Giardino della Conoscenza Risvegliata"), a Stokes Valley, non lontano dalla capitale Wellington. Il monastero è stato fondato più di vent’anni fa da Ajahn Viradhammo, un discepolo canadese di Ajahn Chah, e dal Venerabile Thanavaro, italiano, noto a molti di voi in quanto fondatore del Santacittarama. L’attuale abate è un altro discepolo canadese di Ajahn Chah, Ajahn Tiradhammo, con il quale ho trascorso un paio d’anni assai piacevoli in Svizzera, agli inizi del monastero di Dhammapala. Ajahn Tiradhammo ha anche visitato varie volte il Santacittarama. Non vedevo l’ora di trascorrere del tempo con lui e di vedere come si era adattato al suo nuovo ambiente: sembra certamente felice lì, la qual cosa non sorprende, visto che Bodhinyanarama è un monastero meraviglioso, situato in una valle di proprietà del monastero coperta da una foresta fitta e lussureggiante, che chiamano "bush" (macchia), una combinazione di specie autoctone e specie introdotte, che sembra un giardino botanico. L’attrattiva principale del monastero, costituita da un’ampia sala di legno con chiostro, ha vinto un premio di architettura, a mio parere meritatamente.

 

Ingresso al chiostro del Bodhinyanarama

 

Già conoscevo la maggior parte del sangha residente a Bodhinyanarama: Ajahn Sucinno, un australiano che avevo incontrato in Tailandia molti anni prima, il Venerabile Jinalankara, un cingalese in precedenza residente ad Amaravati, e due monaci inglesi che sono entrambi stati al Santacittarama, Ajahn Ariyasilo e Ajahn Dhammanando. Anche qui il sostegno asiatico è notevole e variegato, ogni giorno si assiste a generose offerte di cibo pronto portato da birmani, laotiani, cambogiani, tailandesi, malesi, cingalesi, e anche da locali neozelandesi. Wellington, nonostante una popolazione di soli circa 600.000 abitanti, che non sono tanti per una capitale, riesce a sostenere un tempio cambogiano, un tempio tailandese e uno laotiano, come pure il monastero di Bodhinyanarama.

Ho avuto molto tempo a disposizione per meditare nella mia kuti di legno nella "macchia" e sul suo sentiero rialzato per la meditazione camminata. Ho avuto anche occasione di esplorare il monastero, che ha oltre 50 ettari di terra, compresa la parte terminale di una valle su cui si snodano di diversi sentieri, con ponticelli di legno per superare il ruscello, e panchine strategicamente collocate per godersi i panorami. Una passeggiata molto lunga esce dal monastero, arriva sulla cresta, e prosegue per molti chilometri fino a quando sbocca nella Baia di Wellington, permettendo viste spettacolari su quello che era il cratere di un antico vulcano. Ho appurato di prima mano il motivo per cui Wellington è nota come "Windy Wellington" ("Ventosa Wellington"): è una camminata che è meglio fare in un giorno calmo!

La Nuova Zelanda dà la sensazione di essere un posto molto benigno, tanto che ti puoi riposare sicuro che non ci siano animali pericolosi annidati nei cespugli. Non ci sono serpenti e a stento qualche insetto sgradevole. Ha due isole principali, un’estensione territoriale simile a quella dell’Italia, ma assai sparsamente popolata, con soli quattro milioni di abitanti, un quarto dei quali vive in una sola città, Auckland. In compenso conta ottanta milioni di opossum. Gli opossum sono marsupiali notturni, grandi più o meno come un gatto molto grasso, arrampicatori di alberi, si cibano essenzialmente di frutta e foglie. Furono introdotti in Nuova Zelanda dall’Australia e hanno raggiunto un numero di esemplari così incredibilmente grande in quanto in Nuova Zelanda mancano di predatori naturali. Capaci di provocare molto danno alla vegetazione, essi sono generalmente considerati una pestilenza, e si tenta di tenerli sotto controllo. Sono una presenza comune nel monastero, dove, naturalmente, sono del tutto al sicuro, e si aggirano alquanto impavidi, svegliando i monaci nel cuore della notte quando vanno ad abbattersi con un grande schianto sulla veranda o sul tetto delle loro kuti. È abbastanza sorprendente la prima volta, ma dopo un po’ ci si abitua.

Chiamata dalla gente Maori "Aotearoa", la "Terra della lunga nuvola bianca", la Nuova Zelanda ha un’incantevole linea costiera con lunghe spiagge di sabbia, montagne dalle creste innevate e ghiacciai nelle Alpi meridionali, vasti laghi incontaminati, vulcani attivi e foreste lussureggianti. Non mi aspettavo che nel corso della mia visita avrei visto molto di più della Stokes Valley, ma Ajahn Tiradhammo mi ha molto gentilmente portato a fare brevi gite sia della North che della South Island, abbastanza per assaporare questo bellissimo e remoto paese. Ciò che maggiormente risalta nel mio ricordo della South Island sono il breve volo sullo Stretto di Cook; il soggiorno a Nelson che pare sia uno dei punti più soleggiati di tutta la Nuova Zelanda, con John e Mary, espatriati inglesi molto ospitali; le lunghe spiagge di Rabbit Island, lo scenario mozzafiato della costa del parco di Abel Tasman; e la burrascosa gita in battello attraverso lo stretto per fare ritorno a Wellington.

Il momento di maggior interesse del viaggio intorno alla North Island è stato quello incentrato sulla zona termale di Rotorua. La città è posta su di una zona vulcanica, e tutt’intorno c’è un notevole dispiegamento di sorgenti calde, piscine di fango bollente e geyser sgorganti dai nomi memorabili come "Porta dell’inferno" e "Bagno del diavolo". È un richiamo che rende consapevoli che ciò che consideriamo essere questa solida terra sulla quale camminiamo è in realtà una crosta esile e fragile, che copre a stento un mondo sotterraneo assai volatile. Eppure così affascinante, con lo sfoggio di tutti gli svariati colori: giallo, arancione, marrone rossiccio, verde e porpora, in base ai minerali predominanti. I vapori sulfurei sono poi visibili e possono essere annusati persino nella città, esalanti da giardini e tubature. Molti Maori vivono nella zona, ed è stato rincuorante vederli ben integrati nella società, con la loro cultura e le loro tradizioni rispettate e apprezzate. Accanto al lago di Rotorua, un altro imponente cratere vulcanico, si trova un bell'esempio di una sala tradizionale maori per le riunioni, chiamata "marai". Di fronte a quest’ultima si trova una chiesa anglicana relativamente antica, con una caratteristica piuttosto inusuale: Cristo è raffigurato come Maori, munito di un mantello di piume di kiwi, inciso in una vetrata. Visto da un’angolazione particolare, sembra che stia camminando sul lago!

Ci siamo poi fermati da un’altra coppia inglese in pensione, Derek e Pam, che avevo conosciuto circa ventidue anni prima, agli inizi del Devon Vihara. È stato un piacere rivederli dopo così tanto tempo, e loro chiaramente apprezzano il contatto continuato che hanno avuto con il sangha. Siamo stati ospitati con grande gentilezza. Dopo aver lasciato Rotorua, abbiamo passato la notte in un tempio tailandese chiamato Wat Paknam, vicino Tauranga, che è talvolta designata come la "Florida della Nuova Zelanda". Ci vuole un po’ per abituarsi al fatto che il procedere verso nord ti avvicina all’equatore. Si gode di un clima molto piacevole, "né troppo caldo né troppo freddo" - come ci avevano detto i monaci tailandesi – ed è possibile coltivare agrumi e addirittura banane. Sulla via del ritorno al monastero ci siamo fermati a Napier, sulla costa orientale. Nel 1931 Napier fu colpita da un potente terremoto, che uccise diverse centinaia di persone e distrusse molti edifici; poiché in quel periodo l’Art Deco era in gran voga in Europa, la maggior parte della ricostruzione fu eseguita in questo stile, e la città è oggi famosa come "la capitale liberty della Nuova Zelanda".

Fortunatamente ho avuto modo di ritornare in Italia a tappe, con una sosta di quasi una settimana a Melbourne e un paio di giorni a Bangkok. A Melbourne, presso la Buddhist Society of Victoria, che ha una lunga storia risalente a diversi anni prima che io fossi nato, mi hanno fatto sentire estremamente ben accetto. Erano stati organizzati un paio di discorsi, e durante il mio soggiorno ho incontrato molte persone generose, asiatiche e australiane, con un sincero interesse per il Dhamma e la meditazione. Una permanenza seppur breve a Bangkok è una gioia e, come al solito, ho incontrato molti vecchi amici del Santacittarama, in particolare tra il personale diplomatico e le famiglie che in passato hanno prestato servizio a Roma.

Lasciare Bangkok nel mezzo della stagione calda e arrivare in Italia nell'ultimo scorcio dell’inverno è stato un certo shock per il sistema, ma il calore con cui sono stato accolto lo ha più che compensato! La maggior parte delle persone si ricordava ancora di me! Mi sono risistemato molto rapidamente, considerato di essere stato via per nove mesi, e nel giro di un paio di giorni il sole ha incominciato a splendere ed era di nuovo primavera! È passato ormai un bel po’ di tempo dal mio ritorno, e provare a scrivere quello che spero sia un racconto ragionevolmente coerente, a partire da una moltitudine di memorie, è stato un esercizio interessante. É un sollievo averlo finito! La ragione principale per cui l'ho scritto è per un gesto di gratitudine verso tutti coloro che hanno reso possibile questo "anno sabbatico", sostenendomi nei miei viaggi in svariati modi, mantenendo il monastero in attività durante la mia assenza, mostrando interesse riguardo al mio benessere. L’aver avuto l’opportunità di uscire per un po’ dal ruolo di "abate", e di connettermi al sangha più esteso mi hanno fatto un gran bene. Effettivamente non ricordo di essermi mai sentito meglio o più felice. Al momento sono molto contento semplicemente in un posto fisso, apprezzando realmente il Santacittarama e il suo cerchio di amici e sostenitori. Sono in Italia da più di tredici anni, metà della mia vita monastica, e mi fa molto piacere vivere qui, ho un sincero affetto per questo paese e per la sua gente e non ho in programma di andare altrove, forse però non aspetterò venticinque anni per la mia prossima pausa!

 

Ajahn Chandapalo, post-sabbatico

 

Discorsi di Dhamma

Testo: "Si può fare", un altro discorso di Ajahn Chah dal libro "Tutto Insegna" è stato inserito alla pagina "insegnamenti" del nostro sito.

Audio: un nuovo discorso di Ajahn Chandapalo intitolato "Oltre la tranquillità" può essere scaricato come file MP3 dalla pagina "audio".

 

 

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