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Risvegliarsi alla condizione umana

di Sister Ajahn Thanasanti

© Ass. Santacittarama, 2009. Tutti i diritti sono riservati.

SOLTANTO PER DISTRIBUZIONE GRATUITA. 

Tradotto da Gabriella De Franchis


Tratto dal libro "Freeing the heart", reperibile dal sito www.amaravati.org.

 

Il risveglio, in tutti i suoi aspetti, continua ad essere di grande interesse. Col passare degli anni, se guardo alle esperienze che sono riapparse in continuazione durante il mio viaggio e nel viaggio di altri, vedo periodi di piacere intenso, di forte energia, di profondo dolore, di sofferenza, di confusione, di grande paura, di gioia trascendente e di quiete di un cuore in pace. Queste esperienze sono state sia la porta d’ingresso per molto apprendimento che il suo risultato. Visto che tutta questa serie di cose hanno fatto parte della mia esperienza della sessualità, vorrei trattare questo argomento. In particolare vorrei collegare l’esperienza della sessualità da un lato con l’aggressività e dall’altro con la gentilezza amorevole in quanto aspetti che, nello sforzo per il risveglio a questa condizione pienamente umana, vanno compresi sia dalle persone che hanno scelto il celibato che dagli altri.

Per più di venti anni i miei insegnanti di Dhamma sono stati per la maggior parte uomini. In alcune occasioni ci sono stati alcuni insegnanti di Dhamma molto aperti, dotati di buon intuito e molto sensibili, che hanno parlato di sessualità con un linguaggio con il quale ho potuto identificarmi e che sono stata in grado di comprendere. Ho provato riconoscenza per il loro coraggio e per la loro compassione nel portare luce e chiarezza in queste acque profonde. Da laica ho anche sentito discorsi di Dhamma che descrivevano il potere del predominio e il modo in cui il desiderio di gratificazione porti all’oggettivazione e all’attrazione naturale verso gli attributi fisici, tutti privi di amore e rispetto genuini, con i quali non riuscivo ad identificarmi. L’espressione di sessualità che conoscevo di più era accompagnata da tenerezza e attenzione, con molto spazio, gioia e apertura del corpo e della mente come il senso dell’io che si libera attraverso il dare e il condividere. Gli aspetti più importanti erano la consapevolezza, la presenza mentale, i cambiamenti della percezione e le esperienze personali. Sentire descrivere la sessualità con enfasi sulla componente istintuale del desiderio, sulla pulsione naturale per la gratificazione fisica che coinvolge le dinamiche del potere e dell’aggressività, sembrava umiliante e alieno. Tuttavia, dopo anni, mi sono resa conto che quello che questi insegnanti descrivevano era del tutto possibile e, in quel periodo, tutto dentro di me. Questo l’ho scoperto solo dopo che il crogiolo di mente e corpo era diventato sufficientemente forte per resistere al fuoco della trasformazione che viene dalla consapevolezza delle cose così come sono.

Essendo cresciuta in California, con la sua mancanza di confini e di regole culturali che riguardano il corteggiamento e la relazione sessuale, c’è voluto un bel po’ di dottrina per scoprire quanta attenzione è richiesta per assicurare alla relazione pace e benessere, per scoprire l’incidenza dell’intimità sessuale e a che livello vengono interiorizzati i pensieri, gli stati d’animo, i sentimenti e le formazioni kammiche del proprio partner. Per questa ragione il rispetto, la gentilezza, l’amore sincero, l’amicizia e l’impegno erano indispensabili per proteggere l’ambiente necessario per aprirsi alla complessità di ciò che avveniva dopo.

Quindi quando si tratta di relazioni, è importante essere pienamente coscienti di ogni aspetto della relazione ed avere chiarezza riguardo alle forze che entrano in gioco. E’ importante vedere la natura del desiderio, la natura del piacere, il modo in cui ci si attacca, l’afferrare, il volere di più e la paura del rifiuto o della perdita, e gli effetti che questi hanno sulla mente e sul corpo. E’ importante riconoscere che il desiderio d’amore, d’accettazione e d’appagamento sono parte dell’esperienza umana e parte della danza della nostra sessualità. Tutte queste cose devono essere viste e comprese.

Ricordo che dopo la mia decisione di venire al monastero e vivere da monaca, alcune persone nel loro saluto di commiato mi dissero "Beh, spero che andando al monastero incontri l’uomo dei tuoi sogni e te ne innamori.". Ho capito quello che intendevano dire. Volevano che fossi felice. Per loro andare in monastero era l’incarnazione di un’esistenza che rifiuta la vita. Nella nostra cultura, la più alta affermazione della vita è la consumazione di una relazione romantica. Le strategie pubblicitarie e i film sono finalizzate al piacere e alla felicità che derivano dall’innamoramento e dall’avere una relazione romantica. E’ considerato il massimo della realizzazione.

Chiunque viva una relazione abbastanza sana sa certamente che c’è un sacco di felicità e di piacere, così come c’è potenziale per un’indagine e un apprendimento sani. Ma chiunque probabilmente sa anche che nella relazione la storia non finisce lì. Non è sempre così dolce. Possono esserci dei momenti in cui l’intimità può diventare noiosa. Una delle più forti esperienze di solitudine si ha quando due persone sono vicine fisicamente, ma distanti miglia, sotto qualsiasi altro aspetto. A volte diventa molto brutto. Durante questo ritiro abbiamo sentito la storia di una persona il cui amore non corrisposto aveva portato alla persecuzione, a molti atti di vandalismo, al tentativo di suicidio, seguito da aggressioni fisiche.

Così l’amore consumato porta piacere ma l’amore non appagato, dove regnano desiderio, gelosia e potere, può diventare un incubo. Vediamo che l’amore si trasforma facilmente in odio. Per me, questo tipo d’amore è attaccamento, non è amore puro. L’attaccamento e l’afferrare non possono dare soddisfazione. Sono causa di frustrazioni. Se non c’è una visione profonda della frustrazione quando sorge, l’aggressività che ne consegue è un tentativo di dare la colpa alla causa che la scatena piuttosto che comprendere la risposta.

Dopo avere lavorato da laica sul terreno della pratica per dieci anni, partii e andai in monastero. Mi ricordo che, non molto tempo dopo che entrai in monastero, un monaco anziano molto amato e rispettato disse che quando diventò monaco, la sua mente all’inizio era così frantumata che gli ci vollero anni prima che potesse mettere insieme una sana argomentazione sulla brama. Era molto sincero e aperto. L’ho apprezzato molto. Negli anni seguenti vissuti da monaca avrei imparato molto sull’argomento. E, nonostante i molti anni vissuti in monastero e le molte esperienze di vita, fu una sorpresa scoprire il sesso a lettere cubitali e sui grandi schermi.

Nello stile di vita monastico dedicato alla meditazione, alla ricerca e all’indagine, dove viene coltivata la moderazione e dove ci sono relativamente poche occasioni di distrazione, il sistema energetico di un essere umano è potenziato. Ciò che conosciamo diventa più intenso.

Pensavo di conoscere un po’ di cose riguardo al mio corpo, le energie e i cicli degli stati d’animo, delle emozioni e della sessualità. Pensavo di capire gli uomini. Fui sorpresa nello scoprire che c’erano molte cose che non sapevo sul modo in cui l’energia si muove nel corpo e nella mente, su quello che fa alle varie parti del nostro organismo, e sul modo diverso in cui gli uomini e le donne fanno esperienza della cose.

Fu allora che incominciai ad avere comprensione di quello di cui avevano parlato i monaci e gli insegnanti maschi del Dhamma – il nesso tra sessualità e aggressività. Ero in grado di sentire il potere implicato nell’attirare e nel mantenere l’attenzione di una persona. Ero in grado di vedere chiaramente come cambiano gli stati d’animo e come il desiderio sessuale è causato da una miriade di cose, non solo da una espressione di apertura di cuore e di tenerezza. Potevo vedere l’impulso del desiderio in azione e sentire il movimento della mente verso il piacere e la gratificazione. Ero in grado di vedere come le strategie impiegate per l’ottimizzazione del piacere sia per se stessi che nelle relazioni con gli altri, siano spesso basate sul controllo, sulla manipolazione, sulla competizione, sul definire il proprio territorio e la propria oggettivazione. Fin quando, la mia esperienza cosciente della sessualità, fu solo un’espressione di tenerezza e di apertura del cuore, ciò che non avevo capito era il potenziale delle sue capacità. Dopo mi sono chiesta come avevo fatto a perdermi alcuni degli aspetti istintuali di base della sessualità e delle sue pulsioni.

Mentre queste dinamiche diventavano più chiare, il nesso tra sessualità e aggressività diventò più evidente. L’essere umano è fatto di energia. Il pensiero, gli stati d’animo e i sentimenti sono tutte manifestazioni dell’energia che cambia di colore e di tono secondo le caratteristiche che assume, ma alla radice è solo energia. Spesso siamo assorti in queste caratteristiche allo stesso modo in cui siamo assorti negli oggetti della nostra esperienza. C’interessa molto quello che pensiamo, sentiamo e sperimentiamo. Quando nel sistema c’è una forte energia, questa può venire fuori in modi diversi. L’energia sessuale, per esempio, si manifesta come desiderio, e se viene controllata in modo improprio o stroncata, può causare confusione, frustrazione, rabbia e può facilmente essere liberata sotto forma di aggressività.

Lavorare con la rinuncia quindi richiede familiarità con l’esperienza di queste sensazioni e con i mezzi abili che si possono sviluppare per lavorarci. La chiave è la consapevolezza. Per prima cosa c’è bisogno di permettere all’attenzione di posarsi sull’esperienza. Sentite direttamente nel corpo le sensazioni fisiche: la costrizione, il calore crescente, il cambiamento e la consistenza del respiro, la tensione. Lasciate che la vostra attenzione si posi lì. Sentite l’esperienza sgradevole. Sentite la mente che si contrae e accorgetevi del desiderio di non fare esperienza di queste sensazioni. Quando si possono vedere le cose nel momento in cui sorgono e si può lasciare che l’attenzione resti lì, allora non c’è bisogno di essere schiavi del proprio desiderio di appagamento o dell’avversione per ciò che è spiacevole. Si può avere una consapevolezza diretta dell’esperienza così come sorge, e osservarla mentre cambia e finisce spontaneamente o mentre viene incanalata con abile sublimazione. Quando c’è un’associazione di presenza mentale e di chiara comprensione di ciò di cui si sta facendo esperienza, le alternative si aprono. Con l’attenzione centrata sul corpo o sul respiro, attraverso la consapevolezza, si può lasciare fluire l’energia. Non deve essere bloccata o forzata. Portando consapevolezza e attenzione al respiro, la liberazione viene con l’espirazione e la vitalità dall’inspirazione. La contrazione può mutare. Poiché tutto il corpo è tenuto nella mente, l’energia può fluire e diventare fonte di vitalità, creatività e radiosità. L’energia può essere rilasciata o sublimata con il respiro, il lavoro fisico, e le lunghe passeggiate o le pratiche di devozione. E’ importante conoscere la differenza tra la repressione, che non permette, e la sublimazione, che permette attraverso abili incanalamenti.

E’ importante riconoscere quanta pazienza, gentilezza verso se stessi e abilità sono necessarie per trovare la propria strada attraverso questa difficile situazione umana. L’umorismo aiuta molto, ma a volte le lacrime sono inevitabili.

Anche quando si sviluppano ulteriori abilità, che permettono all’energia di fluire attraverso il nostro organismo, è importante vedere che fondamentalmente quando c’è desiderio c’è sofferenza. C’è l’"io" qui che vuole e qualcosa "là" fuori che dovrebbe soddisfarci. E’ importante riconoscere se stiamo sublimando in modo abile e se stiamo lavorando per trasformare il desiderio in qualcosa di utile. Fin quando c’è un "io" qui e qualcosa "là" fuori che deve essere presa o della quale dobbiamo sbarazzarci, c’è sofferenza.

Se siamo interessati ad aprire il campo delle nostre esperienze e a fare i conti con quello che significa essere pienamente umani, dobbiamo capire la sessualità, il modo in cui si fa esperienza dell’aggressività e come viene espressa. E’ pauroso perché porta le persone in un reame dove ci si sente senza controllo e dove si affrontano aspetti di sé che non corrispondono a quello che ci si aspettava.

Alcune persone pensano che la meditazione consista nello sviluppo della chiarezza, della concentrazione e della gentilezza e che non riguarda il fatto di accettare queste energie primitive. Comprendere queste energie, vedere che cosa le scatena, che cosa le fa stare in equilibrio, in che misura questo è parte integrante del fatto di avere un corpo umano e come questo può essere usato una volta che il suo potenziale si è trasformato, è importante per la nostra aspirazione alla libertà. Rifiutare un aspetto del significato di essere vivi, essere esseri umani, può risultare molto distruttivo e può influenzare il modo in cui ci poniamo in relazione con gli altri e con noi stessi. E’ in rapporto diretto col nostro benessere fisico e mentale.

Molte persone vengono ai ritiri e quando il ritiro termina il grosso problema è come potere integrare le intuizioni e portare la pratica spirituale nella vita di tutti i giorni. E’ molto triste pensare che la pratica nel ritiro sia santa e sacra e che la pratica a casa sia inferiore, complicata o impossibile. Non c’è separazione.

Per quanto riguarda il celibato, non si tratta di una repressione o di negare di essere un essere sessuato, di una condanna della sessualità o delle relazioni sessuali. Non è un’esperienza che nega la vita. Gli standard di comportamento sono chiari. Il nostro sentiero è attraverso l’intuizione e la comprensione, e per me, l’amore. Se vissuto al suo massimo potenziale, il celibato è uno stile di vita indispensabile, coinvolgente e creativo in cui si è consapevoli della sessualità e di tutte le sue manifestazioni, consapevoli che questa può essere trasformata in altri tipi di energia e consapevoli del modo in cui ci si sente in pace con una vita da essere umano.

Per coloro i quali sono interessati alla comprensione della cessazione della sofferenza, il Buddha ha raccomandato la capacità di vedere il valore del celibato. Il celibato è uno strumento molto potente per la comprensione del desiderio e per affrontare la natura dell’attaccamento. Non è un sentiero facile, ma può essere molto valido perché ci si deve coscientemente confrontare con i soliti schemi di questa energia radicata in profondità.

Se a noi tutti interessa comprendere e liberare il cuore dalla sofferenza, dobbiamo esaminare il nostro rapporto con la sessualità in modo genuino e sincero, dobbiamo avere il coraggio di guardare attentamente come il desiderio, l’attaccamento e il potere siano insiti nella nostra esperienza; vedere da soli cosa è giusto fare e come consapevolezza, comprensione e rinuncia possono essere ulteriormente affinate. Chiedere a noi stessi se in questo campo c’è spazio per una maggiore onestà e integrità.

Ognuno di noi ha ambiti che sono più difficili da risolvere rispetto ad altri. Abbiamo bisogno di sapere che cosa sono. Io sono cresciuta in un ambiente dove non era bene essere ostili ed aggressivi. Affrontare questi aspetti di me stessa è stato difficile perché non corrispondevano a come io mi vedevo: una persona amorevole, generosa e attenta. Quando non c’è confidenza con l’energia per esempio della rabbia, per prima cosa questa viene schermata da pensieri del tipo: "Non la voglio vedere, non ne voglio sapere niente, non ci voglio avere a che fare, non la voglio qui." A volte i pensieri non sono coscienti. E così, finché non ci sono coraggio e forza mentale per potere risvegliarci a questi aspetti dell’essere umano e accoglierli, la forma di energia che non si può accettare si sopprime. Dunque, quando la rabbia arriva, la riconosciamo. Si conosce. Si riconosce e non terrorizza e non viene usata contro se stessi o contro gli altri. Non deve entrare nella clandestinità.

Allora, cosa ha a che fare questo con la compassione e la gentilezza amorevole? Il modo classico insegna che abbiamo prima bisogno di avere gentilezza amorevole e compassione verso noi stessi per poi poterle diffondere verso l’esterno. La consapevolezza ha una qualità che abbraccia tutto. Qualsiasi sia l’esperienza, la consapevolezza può abbracciarla, conoscerla e riceverla. Il giudizio non serve. La resistenza non serve. Finché gli stati d’animo, i sentimenti, le sensazioni corporee, le tensioni e le lotte, sono mantenute nella consapevolezza, le qualità reattive di accettazione o rifiuto dell’esperienza diminuiscono. La compassione viene se ci apriamo alla sofferenza con la giusta prospettiva. Non si tratta della vecchia gloriosa compassione che ci fa amare un milione di persone in una terra molto lontana. Si tratta della nuda e cruda compassione che ci fa essere a nostro agio con le cose di cui facciamo esperienza, sia che incontrino o che non incontrino i nostri gusti. La vera gentilezza amorevole non è ciò che un pensiero o un sentimento costruisce. E’ la capacità di essere consapevolmente presenti all’esperienza momento per momento. La gentilezza amorevole è consapevolezza.

E’ importante vedere che all’interno di tutte le esperienze c’è un sentiero che va dritto alla pace del cuore. Sia che si tratti di confusione, rabbia o del più dannato desiderio per la gratificazione, dentro ognuno di questi c’è un sentiero che porta alla pace del cuore. Quando c’è sufficiente forza mentale per lasciare che la consapevolezza abbracci il sentimento, senza rifiutarlo, senza crederci, senza venirne assorbiti, avviene un profondo cambiamento.

L’identificazione che normalmente si ha con l’esperienza, si attenua. La pace, l’appagamento e il riposo si trovano semplicemente restando nella conoscenza dell’esperienza piuttosto che nel bisogno di ottenere qualcosa, di liberarsi di qualcosa o di cambiare la propria esperienza in un modo o in un altro.

Questo cuore tranquillo e amorevole non è una sbavatura rosa da piccioncini, dolce e caramellosa che si spalma su tutto l’universo - quel tipo di metta è appiccicoso. Questo cuore tranquillo e amorevole è una realtà. E’ consono e appropriato. Ma è possibile solo se capiamo quali azioni del corpo e della parola sono appropriate e se siamo a nostro agio con tutti i vari aspetti dell’essere umano. Finché si rimane fuori dalla sessualità o dall’aggressività, l’accesso al cuore viene negato. Rimanere fuori non vuol dire essere incapaci di agire, ma essere incapaci di sentire pienamente, di comprendere, di riconoscere e di trasformare. A me sembra che la maturità spirituale si ha quando, attraverso i veli del mondo, vediamo la miriade delle esperienze umane e lasciamo che ogni cosa ci riporti alla calma del cuore amorevole.

Secondo la mia esperienza, il cuore si apre davvero. L’energia che di solito si esprimeva nella sessualità o che veniva rilasciata in una risposta aggressiva, si manifesta attraverso il cuore, ma non è colorata con il desiderio della gratificazione, del possesso o del controllo. Il cuore è del tutto aperto. E’ permissivo, è ricettivo ed è universale. Non è centrato su quello che "io" amo o quello che "mi" fa piacere. E’ un po’ come amare l’intero universo piuttosto che una singola persona, non è l’innamoramento che abbaglia e che rifiuta le cose che non ci vanno bene. E’ dimorare nell’amore, un luogo calmo, vivo, vitale, un luogo dove riposare.

C’è stata una monaca che ha trascorso un periodo di tempo ad Amaravati. L’amavamo molto tutte. Ricordo che ha detto di sentirsi molto più sessualmente libera da monaca che da laica. Capisco pienamente ciò che intendeva dire. All’interno dei confini chiaramente definiti della rinuncia, abbiamo incoraggiamento, insegnamenti e sostegno per lasciare che il corpo sia com’è: per permettere alle energie di essere come sono, per comprenderle, per essere in pace con loro.

Non stiamo cercando di attirare l’attenzione. Non stiamo cercando il dominio o il controllo. Non stiamo cercando di essere all’altezza delle norme culturalmente condivise su ciò che dovrebbe essere un uomo, o una donna. Veniamo incoraggiati a sapere che cosa significa essere vivi, essere esseri umani, essere donna, essere uomo e a saperlo pienamente e completamente. Non è per poterci identificare, ma perché questa conoscenza ci porta alla pace di un cuore amorevole e pacifico. Una delle tante benedizioni del celibato è che non è necessario avvilirsi. Si può essere pienamente umani, estremamente vivi ed essere in pace.

E’ un argomento molto vasto, sul quale continuo ad imparare cose. Non so se sono riuscita a rendergli giustizia o a parlare alla vostra esperienza. Decidete voi. La mia volontà di essere esplicita è ampiamente motivata dalla sofferenza e dalle intuizioni che ho avuto durante questi anni, dalla sofferenza degli altri e dal loro bisogno di comprendere. Possiamo, celibi e non, portare consapevolezza, onestà e gentilezza a questo aspetto delle nostre vite. Se in quello che ho detto ci sono cose che trovate utili, usatele. Se no, lasciatele a me. Auguro a ognuno di voi e a me stessa, che il frutto della pratica ci faccia risvegliare alla piena condizione umana, permettendo la cessazione della sofferenza e lasciando che la consapevolezza di tutto ciò di cui facciamo esperienza sia il punto fermo dove possiamo riposare con un cuore pieno di pace e di amore, la cui libertà è incondizionata.

 

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